Nuovo percorso di visita al sito paleontologico del Monte Zugna

Il nuovo percorso di visita al sito paleontologico del Monte Zugna, si configura come un intervento di architettura del paesaggio che si pone l’obiettivo di trasformare un contesto impervio in un’occasione di valorizzazione territoriale e sociale. Inserito nella celebre “Ruina Dantesca”, il progetto propone una soluzione paesaggistica integrata che armonizza il rigore costruttivo con la fragilità del patrimonio geologico.

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Crediti fotografici: Paolo Calzà

L’infrastruttura si sviluppa lungo il Colatoio Chemini, dove le orme dei dinosauri, impresse nel fango di 200 milioni di anni fa, emergono da un paesaggio caratterizzato da una complessa tettonica. In questo contesto l’architettura agisce come strumento di connessione tra aree urbane e naturali, ricucendo il rapporto visivo e spaziale tra il vuoto della frana, che ospita il Sito di Interesse comunitario, e il pieno dei detriti che ha invaso un fondovalle che oggi si presenta pesantemente antropizzato.

La matrice compositiva del progetto segue l’andamento dinamico del terreno: una sequenza di passerelle metalliche sfiora il suolo con appoggi puntuali, garantendo reversibilità e permeabilità visiva. L’obiettivo primario è la creazione di un percorso inclusivo: il tracciato non solo protegge le testimonianze fossili da una fruizione indiscriminata, ma garantisce un’elevata accessibilità a un sito altrimenti inaccessibile, favorendo una maggiore condivisione del patrimonio culturale tra le comunità locali e i flussi turistici.

 

Il progetto si articola in quattro figure composte da elementi lineari e piattaforme-belvedere che fungono da aule didattiche all’aperto e da punti di osservazione. In corrispondenza delle orme, il percorso assume la forma del meandro, trasformando il colatoio in una sala museale a cielo aperto. La possibilità di camminare attorno alle testimonianze paleontologiche, attraverso un movimento a spirale in cui si passa da una percezione frontale a una vista dall’alto delle orme, riavvolge idealmente la vertigine temporale che ci separa dal Giurassico inferiore, evocando un’epoca remota in cui le Alpi ancora non esistevano.

L’intervento sul Monte Zugna rappresenta il tentativo di superare una dimensione puramente funzionalista del progetto di infrastruttura, trasformando un manufatto tecnico in un elemento attivo nella costruzione del paesaggio. Il progetto, infatti, reinterpreta l’infrastruttura come spazio pubblico complesso: un luogo di sosta e apprendimento che apre nuovi sguardi sulla città e il paesaggio. Attraverso questa integrazione tra architettura e natura, un luogo impervio e respingente viene trasformato in un motore di valorizzazione culturale per la comunità.