Il paesaggio rappresentato

L’evoluzione della cartografia digitale permette oggi di accedere a informazioni territoriali e ambientali sempre più dettagliate. Data l’elevata accessibilità dei sistemi GIS e l’affidabilità del telerilevamento, che utilità ha, oggi, realizzare un modello fisico in scala di una porzione di territorio?

Rovereto TN)

Crediti fotografici: Paolo Calzà

La risposta sta nel considerare la rappresentazione delle forme del paesaggio e della città come una fase centrale di un metodo operativo in cui il progetto è, prima di tutto, uno strumento di conoscenza. In questo senso, il modello in scala sintetizza fisicamente le indagini storiche e geografiche, costituendo già di per sé una prima azione progettuale.

Costruire un modello orografico richiede infatti di scomporre, rielaborare e ricomporre selettivamente i piani quotati. Questa operazione evidenzia con efficacia la struttura del paesaggio alpino e, al contempo, rivela le regole insediative di un determinato contesto.
Queste riflessioni hanno guidato la creazione di un modello territoriale commissionato dal Museo Civico di Rovereto per localizzare i siti archeologici all’interno del paesaggio della Vallagarina. L’opera è diventata così uno strumento per indagare le dinamiche insediative e la progressiva antropizzazione dei versanti montani: un processo iniziato in epoca preistorica a mezza costa e giunto a fondovalle in epoca romana. Il modello permette inoltre di analizzare le relazioni tra i principali centri abitati di fondovalle, i conoidi alluvionali e l’antico alveo del fiume Adige.

Attraverso questa rielaborazione delle forme del paesaggio, il modello tridimensionale si trasforma in uno strumento interpretativo che stimola una fruizione critica dei dati geografici. La sua stessa materialità dichiara il limite operativo di un mezzo che non ambisce all’alta definizione digitale, né cerca la spettacolarizzazione virtuale di un’opera d’arte.